Sponsor gonfiati: la GDF scopre maxi evasione fiscale di 36 milioni
(wn24)-Urbino – E’ stata un’evasione consistente, quella scoperta dalla Guardia di Finanza nel mondo delle sponsorizzazioni sportive. Conclusa l’indagine economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Forlì nei confronti di quattro società operanti nel settore delle sponsorizzazioni con sede a Forlì, Cesena e Rimini. Secondo quanto ricostruito, queste gestivano gli spazi pubblicitari in occasione delle partite casalinghe della Robur Tiboni, squadra di volley di Urbino, allora in A1.
Nell’ambito di questa operazione sono state denunciate sette persone per emissione ed uso di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione e omesso versamento di Iva. Il sistema di frode si fondava sul ricorso a fatture per operazioni inesistenti o fatture gonfiate emesse dalle società agli sponsor.
Dalle indagini partite nel 2014, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Forlì, è emerso come nel 2009 il presidente della Robur Tiboni, avesse acquistato il titolo per partecipare al campionato di A1 da un imprenditore barese operante nel campo della gestione dei rifiuti, cedendo in cambio il diritto alla gestione degli spazi pubblicitari. L’imprenditore pugliese, 67 anni, M.C., avrebbe creato le società di gestione degli spazi pubblicitari, intestandole (senza figurare) a prestanome nullatenenti. Le società venivano fatte subentrare l’una all’altra creando ogni 2/3 anni la nuova, che acquisiva il pacchetto degli sponsor ed il diritto alla gestione degli spazi pubblicitari. Enorme la differenza verificata tra il valore di mercato delle sponsorizzazioni e il prezzo che arrivavano a pagare gli sponsor: un cartellone pubblicitario, ceduto a cifre intorno ai 2.000 euro, veniva pagato dagli sponsor fino a 50.000. In alcuni casi venivano acquistati dei generici pacchetti stagionali di spazi pubblicitari per oltre 500.000 euro. Gli importi fatturati venivano regolarmente pagati tramite bonifici, titoli di credito o altri mezzi di pagamento “tracciabili”, allo scopo di dare una parvenza di regolarità dell’operazione. Le somme, dopo essere l’accredito, “sparivano” dai conti correnti attraverso prelevamenti in contanti o girate di assegni. Le fatture consentivano agli sponsor, in gran parte società pugliesi, di annotare in contabilità costi per oltre 19 milioni di euro, abbattendo l’imponibile da tassare e l’Iva.