Abruzzo. Trivelle:la Corte Costitutzionale dice si al referendum. “Colpo basso” per D’Alfonso
(wn24)-Roma – Così, alla fine, o quasi, è accaduto quello che l’attuale guida politica d’Abruzzo, non avrebbe mai voluto, perchè, di fatto, la notizia, rappresenta un vero “colpo basso” per D’Alfonso e per l’intera maggioranza che guida la Regione.La Corte Costituzionale, infatti, ha dichiarato ammissibile il referendum sulle trivelle: il quesito riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate. Questo stesso quesito era già stato dichiarato ammissibile dalla Cassazione.
I quesiti referendari proposti erano in tutto sei. In un primo tempo l’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione li aveva accolti tutti. Ma il governo ha introdotto una serie di norme nella legge di Stabilità che hanno messo mano alla materia, ribadendo il divieto di trivellazioni entro le 12 miglia mare. La Cassazione ha dovuto quindi nuovamente valutare i referendum e a quel punto ne ha ritenuto ammissibile solo uno, il sesto: il quesito riguarda nello specifico la norma che prevede che i permessi e le concessioni già rilasciati abbiano la «durata della vita utile del giacimento».
«È un’altra vittoria delle Regioni», esulta invece il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza (Pd), «degli enti locali a difesa dei principi costituzionali e dei diritti dei cittadini, della leale collaborazione tra istituzioni delle Repubblica. Non c’è uno Stato centrale che ama l’Italia e un territorio che la odia. L’interesse strategico di un Paese, con lealtà e trasparenza lo si costituisce insieme».
Sconfitta per la Regione Abruzzo
L’esame della Corte Costituzionale ha ritenuto ammissibile solo il referendum, per l’abrogazione della norma. In un primo tempo le Regioni promotrici erano dieci, ma nei giorni scorsi l’Abruzzo ha scelto una diversa strategia e ha abbandonato la campagna referendaria.
Una decisione piovuta dall’alto senza il parere positivo del Consiglio regionale che settimane fa si era espresso in tutt’altra direzione.
Di fatto la decisione della Corte Costitutzionale fa felici gli ambientalisti e i comitati no-triv abruzzesi, ma per l’ente regionale è una sconfitta che sarà pure servita politicamente al governatore per tenersi buono il premier Renzi, ma ha di fatto spaccato nuovamente il rapporto con i cittadini che da anni si stanno mobilitando in tutto Abruzzo per dire no al petrolio.
Si sfila dal fuoco incrociato l’ex assessore all’Ambiente, Mario Mazzocca, oggi sottosegretario regionale con delega all’Ambiente: «tra me e la Giunta, al momento della delibera (quella del dietrfront, ndr), c’era una sostanziale diversità di vedute sul tema della cessazione dell’oggetto del contendere, che invece ha generato la presentazione della memoria alla Corte di Cassazione sul sesto e residuale quesito».
«Questa spiacevole situazione innescata dal presidente D’Alfonso», commenta Sel, partito di Mazzocca, «si aggiunge alle tante criticità rilevate dal nostro partito rispetto alle politiche regionali e sarà inserita nei temi della verifica di governo che SEL Abruzzo terrà nelle prossime settimane come già annunciato da tempo. Da subito Sel Abruzzo chiamerà a discutere delle questioni ambientali e della vicenda sopra citata le tante associazioni e movimenti ambientalisti che hanno animato la battaglia contro Ombrina Mare e le trivellazioni in Adriatico. SEL continuerà la sua battaglia, contro il governo Renzi, per una svolta profonda della sua politica energetica, ancora fondata sull’utilizzo massiccio dei combustibili fossili senza alcun investimento importante sulle rinnovabili, uniche fonti energetiche che permetterebbero all’Italia di far fronte agli impegni sottoscritti alla conferenza mondiale sul clima di Parigi».