Notaresco.Lettera aperta del Sindaco alle massime istituzioni nazionali e regionali: “Ricominciamo dall’uomo”

 

 

 

 

 

 

 

 

(wn24)-Notaresco(TE) – Il momento per le regioni del centro Italia e in particolare per l’Abruzzo, è delicato. Per molti c’è il rischio di uno sfaldamento della società con le inevitabili ricadute, sopratutto nelle nuova generazioni. Quest’analisi, inizia a diventare il “cruccio” di chi amministra le nostre città, ovvero dei sindaci che ogni giorno in prima persona affrontano le difficoltà della gente. Un primo “grido” di aiuto arriva proprio dalla Provincia di Teramo, da un piccolo centro, Notaresco(TE), dove il primo cittadino, Diego Di Bonaventura, ha scritto un’accorata Lettera Aperta alle massime istituzioni nazionali, compreso Papa Francesco  e quelle regionali, per cercare di aprire un “varco” sulle ricostruzioni future: “Ricominciamo dall’uomo e dal Territorio” 

.”Ricorderemo per sempre il mese di gennaio 2017- scrive il Sindaco di Notaresco, Diego Di Bonaventura-  quando in provincia di Teramo due persone sono morte per assideramento. Nessun freddo eccezionale, neppure quando ingigantito dalle scosse di terremoto, avrebbe dovuto prendersi due vite umane, oltre a provocare ingenti danni.

L’Abruzzo teramano porta il peso di queste due morti, quindi deve ricominciare dall’uomo e dai suoi valori, affinché nessuna vita umana sia più sacrificata sull’altare delle riforme che tagliano soltanto i costi e vedono i cittadini come un peso.

I cittadini, insieme al territorio, sono invece i veri patrimoni di una comunità. Per questo essi devono essere visti come un investimento da chi viene eletto a gestire la cosa pubblica.

Il benessere dell’uomo – aggiunge il primo cittadino di Notaresco(TE) – e la cura del territorio sono le basi imprescindibili dalle quali ricominciare per costruire una società più giusta. E la terribile settimana di maltempo e terremoto è lì a sottolinearlo, ammonendoci per il futuro.

Il mio piccolo Comune ha avuto seri problemi dovuti all’energia elettrica, che in alcune zone è mancata per 10 giorni. Questo ha comportato enormi disagi alla popolazione, che senza elettricità non ha potuto neanche riscaldarsi.

Grazie al nostro “piano neve”, approntato giorni prima del maltempo in virtù dell’allerta meteo e senza pensare alle logiche di bilancio, bensì alla sicurezza della comunità, abbiamo dislocato sul territorio 11 mezzi, che – purtroppo – prima di occuparsi delle strade di competenza comunale hanno dovuto provvedere a liberare quelle provinciali.

Quando da Sindaco udivo le lamentele della popolazione, pensavo che le riforme andrebbero non solo pensate per le persone destinatarie dirette o indirette delle stesse, ma che andrebbero testate. Comunicare di aver abolito le Province, ma lasciarle in vita senza supporto economico è una riforma?

In questi giorni difficili- dice Diego Di Bonaventura – la mia comunità deve ringraziare, oltre ai dipendenti comunali, gli splendidi volontari della Protezione Civile, i Vigili del Fuoco e gli infaticabili Carabinieri, unici simboli di uno Stato che per il resto non si è visto per lunghi giorni.

Alla luce di questa durissima esperienza che ha toccato tante comunità, oggi posso affermare con ancor più convinzione che le riforme devono essere scritte con il cuore, perché la politica non può essere mero calcolo economico.

Se penso alle riforme degli ultimi anni, prendo atto che esse ci hanno reso tutti più fragili, perché hanno reso il nostro Stato più debole.

Per questo chiedo a tutte le istituzioni di operare per il futuro ponendo sempre l’uomo e il territorio come fine e il bene comune come mezzo, altrimenti la spinta riformatrice si esaurirà premiando questo o quel piccolo potentato economico.

Per questo chiedo al Santo Padre, al Vescovo della nostra comunità e al Parroco del nostro comune di supportare l’azione dei governanti, richiamandoli ai valori del cristianesimo.

La sala consiliare- conclude Il Sindaco di Notaresco(TE) – del Comune di Notaresco è a disposizione di chiunque voglia aprire una nuova pagina di governo della collettività, ripartendo dall’uomo e dal territorio e non dal primato dei conti.

Perché i conti non muoiono, mentre gli uomini, purtroppo, sì”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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